sabato 10 dicembre 2011

Intervista al Bruco Show

A distanza di una settimana dalla messa in rete della prima parte, è stata pubblicata la seconda e ultima parte dell’intervista televisiva al sottoscritto e a Lola Airaghi girata nel mio studio da Marco Bruco Ferri.
Grazie anche a Maurizio e a tutto lo staff.

Qui sotto, entrambi i filmati.


giovedì 8 dicembre 2011

mercoledì 7 dicembre 2011

Sulla censura


“Bisognerebbe vedere oggettivamente, liberandoci dai nostri pregiudizi personali, che cos’è per un bambino l’esperienza di Goldrake… Bisognerebbe chiedersi il perché del loro successo, studiare un sistema di domande da rivolgere ai bambini per sapere le loro opinioni vere, non per suggerire loro delle opinioni, dato che noi spesso facciamo delle inchieste per suggerire ai bambini le nostre risposte… Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno”

Era il 1980 e così scriveva Gianni Rodari

Zagor 608 - Nel Regno dei Cajun

Cari amici, parenti e colleghi,

è in edicola Zagor 608 - Nel Regno dei Cajun, seconda parte di Alligator Bayou.

 

Soggetto: Diego Paolucci
Sceneggiatura: Mirko Perniola
Disegni: Marcello Mangiantini
Copertina: Gallieno Ferri

 

 

Zagor è sbarcato a New Orleans sulle tracce di due traditori che si sono imbarcati alla volta di Panama. In attesa di una nave che gli permetta di proseguire l’inseguimento, lo Spirito con la Scure salva dal fuoco Marcel Dutronc, che ignoti sicari hanno cercato di togliere di torno, e subito dopo viene coinvolto da un altro vecchio amico, il maggiore Ellis, nella caccia ai rapitori della baronessa Moreau, vittima di un complotto politico internazionale e trascinata nelle paludi. Nel bayou si è nascosto anche un antico nemico dell’eroe di Darkwood, Alphonse de Marigny, evaso al penitenziario e in cerca di rivalsa...

 

I pericoli si celano ovunque: dalle strade di una città magica fino alle paludi del bayou!

 

 

Qui trovate il booktrailer realizzato dalla bravissima Alessandra Lupo: http://youtu.be/Sw0PXNMSdfw

 

Mentre chi si fosse perso l’intervento televisivo relativo a questa uscita, può riguardarlo qui:

  http://youtu.be/j5--zC8Qafs

 

 

 

venerdì 2 dicembre 2011

Primo pezzo al Bruco Show!

Qualche tempo fa ho ricevuto in studio la visita della troupe televisiva di 


con me c'era Lola Airaghi, e questa qui sotto è la prima parte del servizio che hanno realizzato.

Grazie a Marco, Maurizio e a tutto lo staff!


venerdì 25 novembre 2011

Battiti di legalità - Una storia di mafia

Martedì 29 Novembre ore 11:00

Presso la Sala Del Consiglio della Provincia Di Perugia

 

Si terrà la conferenza stampa

per  la presentazione del volume a fumetti:

BATTITI DI LEGALITÀ - UNA STORIA DI MAFIA

 

Con la presenza:

degli autori: Mirko Perniola & Lola Airaghi

 

del presidente dell’associazione Amici del fumetto Città di Castello, Gianfranco Bellini.

 

e delle autorità:

Luca Palamara presidente dell’ANM l’Associazione Nazionale Magistrati

Marco Vinicio Guasticchi Presidente della Provincia di Perugia

Donatella Porzi Assessore alla cultura

 

 

 

 

“La mafia non è affatto invincibile;

 è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio,

 una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”

 (Giovanni Falcone)

 

 

lunedì 14 novembre 2011

Di fiere e di cosplayer...



 In seguito a questo mio post: http://artigianidellenuvole.blogspot.com/2011/10/comics-creators-for-free.html si è innescato su Facebook  uno scambio di opinioni che ritengo interessante. Per evitare che il tutto si perda, nel fast food internettiano, ripropongo qui il tutto, nella speranza che altri si uniscano dicendo la propria…

Scrive Raul Cestaro
Ho letto il tuo post e gli interventi anche illuminanti dei commentatori. Mi sta salendo una gran rabbia a pensare a come la nostra categoria è rappresentata in tv e nella società in generale...e il discorso sul bisogno di una divisione del fenomeno cosplayer dal nostro settore è assolutamente giusto, vitale direi, altrimenti non compariranno mai servizi nelle tv italiane come quello di Angouleme che hai postato. Chi fa il nostro lavoro dovrebbe mettersi insieme e farsi sentire da chi organizza queste manifestazioni.... ma sembra solo un'utopia...lì la fa da padrone solo il dio denaro.

Mirko Perniola: verissimo!... Il problema è che se un singolo autore, o anche una manciata di autori si inalberano e protestano, le cose non cambiano. Dovrebbero essere le case editrici (ad iniziare dalla nostra...) a chiedere maggiore differenziazione!
Attenzione, non sto parlando di eliminare i cosplay, che comunque portano indotto all'organizzazione, ma semplicemente di creare una separazione tra l'elemento culturale e il fenomeno di costume, perché i due non vengano confusi, o il secondo eclissi il primo.
Perché senza uno sviluppo e un sostegno del valore culturale delle professioni che girano intorno a fumetti, cartoni animati e giochi, il fenomeno di costume cesserebbe di esistere!
Insomma, se i creativi resteranno nell'immaginario comune lavoratori di serie B, la qualità di fumetti, cartoni e giochi scadrà, automaticamente venderanno meno, e anche il fenomeno di costume svanirà. Non credo che succeda a breve, ma è una catena! Affonda il primo anello, e gli altri seguiranno, prima o poi...

Scrive Linda Conti: Caro Mirko, annosa questione e anche abbastanza antipatica. Almeno per me. Perchè il più delle volte il problema non è il cosplayer che dedica parte della sua vita (e delle sue finanze) a una o più testate il problema, ma l'autore, che alla domanda "ma tu sei un artista?" lui risponde: "macchè, io sono un ragazzo di bottega, un artigiano, al massimo, mica un artista!". Quindi? Al massimo produci artigianato, non opere d'arte. Prova a chiedere all'ultimo scrittore alla fiera di Torino se pensa di essere il garzone dell'editore oppure se pensa di essere uno Scrittore! In Giappone il Cosplay è parte del mondo fumetto, che non è certo piccolo. Poi c'è anche il problema che i cosplayer si vestono da One Piece o Bleach, non certo Tex o Zagor (anche se qualche attempato signore che ci prova si incrocia). E questo la dice lunga sull'appeal del nostro maggior editore rispetto ai giovanissimi (consumatori che sarebbe bene tenere più in considerazione...). IMO, naturalmente.

Mirko Perniola: Linda, ma infatti io non dico che il cosplayer sia un problema, ci mancherebbe! Ce ne sono di meravigliosi e di patetici, non voglio certo fare di tutta l'erba un fascio! Anzi, ad essere onesti, rispetto a 20 anni fa la qualità del cosplay è sicuramente migliorata!
Io critico gli organizzatori che fanno un unico calderone dove, ciò che salta all'occhio, è solo il colorato cosplayer, credo solo sia meglio per tutti trovare un sistema per dare risalto, in una manifestazione che sulla carta si chiama (pinco pallino) Comics, sia a chi fa cosplay che a chi lavora nel campo del fumetto, senza che l'uno eclissi l'altro.
Poi, per quanto riguarda il discorso di "fare l'artigiano" io l'ho sempre affermato, per il semplice motivo che oggi tanti, troppi si fregiano dell'aggettivo "artista" dimostrandosi poi dei crostari indegni o dei parolieri da Bacio perugina. Il web né è pieno.
Artista oggi, significa "faccio quel ca**o che mi pare senza seguire le regole" che poi si riduce tutto in "non ho voglia di fare fatica"!
Ecco, io non voglio autodefinirmi artista, finché rischio di essere confuso con questa gente.
Devono essere i miei lettori a dire se io sono o non sono un artista in quello che faccio... d'altro canto, anche Antonio Stradivari era un bottegaio!
Ultima riflessione sulla mancanza di impegno promozionale della SBE: hai ragione, continuiamo a ripeterlo tutti, ma... il discorso è lungo, e ti rimando a questo mio post: http://artigianidellenuvole.blogspot.com/2011/08/il-sesso-degli-angeli.html


Scrive Linda Conti: Eh, ma se vuoi essere preso in considerazione non dico come Madonna, ma almeno come Eco... insomma, TIRATELA UN PO'! ;) Certamente c'è un grosso problema interno all'ambiente, ma il fallimento dell'incontro dell'anno scorso, proprio a Lucca, la dice lunga... o no?

Linda, non mettertici anche tu! Ho già mia moglie che mi martella con questa solfa ogni giorno! :)
Avete sicuramente ragione, ma credo che la boria e la spocchia che servono per tirarsela, siano tratti caratteriali... io non li ho!
Discorso a parte è relativo all'editore... Marvel e DC hanno sempre e solo maestri, fenomeni, artisti eccezionali!... così almeno affermano da decenni e, alla fine, la gente ci crede sia che sia vero sia che non lo sia. La SBE non ha mai fatto questa politica, e oggi ne raccogliamo i frutti in termini di credibilità al di fuori del mondofumetto. Lo dico con rabbia, ma non per me, ma per gente come Claudio Villa, Michele Medda, Alfredo Castelli o Tiziano Sclavi (tanto per fare qualche esempio) gente che non se l'è mai tirata, anche se avrebbe avuto tutto il diritto di farlo, e che oggi risulta essere meno famosa di un Alan Moore o di un Frank Miller, anche se ne ha le capacità stesse, o superiori!
A proposito, Linda, non ricordo, a quale fallimento d'incontro ti riferisci?

Linda Conti Ci fu quel tentativo di portare autori e editori a parlare, tutto il web era infiammato, blog incandescenti ecc. soprattutto sul tema (sacrosanto) dei contratti. Ma credo si siano tirati indietro in parecchi, all'ultimo momento, e che non sia emerso nulla di efficace.

Poi, da un lato il mondo del fumetto è bello proprio perchè è informale e il contatto tra lettore e autore è alla portata di tutti. Esempio: io e mio marito eravamo fan di un'autrice e siamo diventati molto amici (era anche al nostro matrimonio, per dire) e credo non sia assolutamente una storia originale. Il che, appunto, è un bene. Ma è anche un limite, perchè non sono sicura che un cambiamento di stile sarebbe accettato. D'altra parte, non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca: più soldi e fama può significare anche meno contatto col pubblico e con i fan...

Interviene Claudio Villa
Le vostre voci arrivano sottoterra, dove lavoro io...allora. Mi hai evocato, Mirko, ed eccomi qua.
Cosplay: logico che se la televisione si interessa al fumetto e mette in primo piano i cosplay è perchè:
1) del fumetto in quanto media non gliene frega una cippa
2) fa più spettacolo immediato una sfilata di gente in maschera che un disegnatore mentre disegna
Ergo: per la TV, fumetto uguale cosplay.
C'è fumetto e fumetto. C'è il fumetto che si presta al cosplay e quello che non si presta. Un avvocato, un ragioniere di cinquant'anni , lettore di Tex,vestito da Tex non ce lo vedo e si vergognerebbe anche un pò. Una ragazzina vestita da Pickachu rappresenta bene anche la sua età.
Allora il fumetto è solo quello che "produce" cosplay?
A mio parere no.
I cosplay sono una bella e colorata cornice che da allegria alle manifestazioni fumettistiche, ma non dovrebbero prendere il sopravvento sul fumetto, anche perchè se non c'è "fumetto" non c'è manco cosplay.
Discorso Bonelli.
La filosofia della casa editrice si può definire in tanti modi. Oggi si vorrebbe a fianco di ogni azienda l'aggettivo vincente e aggressiva sul mercato. Paradossalmente proprio la mancanza di queste "qualità" l'hanno fatta arrivare fino ad oggi con un "patto" tra lettori e casa editrice: ti do solo storie scritte e disegnate ogni mese, senza pubblicità nè occulte,nè palesi. Quello che compri è tutto nell'albo che porti a casa.
Chi ci lavora sa che non è "libero" di fare ciò che vuole, ma deve stare in confini stabiliti da un rapporto di "comunicazione" instaurato dalla casa editrice e il lettore da tanto tempo. In questa ottica chi ci lavora non può definirsi un "artista", perchè l'artista fa quello che vuole, quando vuole e come vuole. Chi lavora per il fumetto, soprattutto Bonelli, è un artista che presta la sua arte per uno scopo: rendere bello un racconto.
Se la vediamo in questa ottica la definizione di "artigiano" non è sminuente: erano artigiani anche quelli che han costruito le basiliche, le chiese e hanno fatto lavori straordinati, con sapienza e amore: l'artigiano è colui che maneggia l'arte per metterla a servizio. E se non la sai domare come fai a metterla a servizio?
Dovrebbe essere considerata una qualità in più, ma chi glielo spiega a quelli della televisione?
Mi fermo qui e valuto i danni che ho fatto, poi, casomai, riprendo...

Applausi a scena aperta per l'intervento di Claudio, in particolare per la sublime definizione di artigiano, sia in senso generale che ancor di più nel fumetto.
Io, e parlo da lettore, vorrei sempre che "chi lavora per il fumetto, sia un artista che presta la sua arte per uno scopo: rendere bello un racconto."
Questo talvolta viene dimenticato: un fumetto è un RACCONTO, non un esercizio di stile. E come tale deve essere fruibile. Magari a più livelli, ognuno dei quali può richiedere un maggiore sforzo da parte del lettore (che ne avrà però anche maggiore goduria), ma sempre all'interno del narrare.
Forse qualcuno non sarà d'accordo, ma io penso che un artista che va libero solo inseguendo la sua arte, sia in realtà meno "bravo" di uno che cerca di imbrigliarla, facendo quindi più sforzo, ma rendendola fruibile dal maggior numero possibile di lettori.
Per me un "grande" è chi riesce a fare questo sforzo mantenendo il più alto quantitativo di "arte" inserita nel racconto.
In questo senso alla Bonelli gli esempi si sprecano, e per questo ne ho sempre sposato in toto la filosofia.

Vorrei aggiungere poi delle considerazioni sulla CONVENIENZA ECONOMICA della separazione delle fiere.
Dunque, prima di tutto io vorrei sapere quanti di questi cosplayer che sono in giro per Lucca hanno pagato il biglietto, perché dentro gli stand non si vedono certo quelli che sono fuori. Quindi se la manifestazione fosse a pagamento dentro un Palazzetto come ai tempi, una barca di persone già non ci sarebbe più, come infatti è in altre manifestazioni fumettistiche "al chiuso".
Ma anche in queste, i numeri sono ormai talmente elevati che tutti insieme diventa un delirio lo stesso.
Per questo ribadisco come unica soluzione la separazione: Pincopalla comics (e games, al massimo) in certi giorni, Pincopalla cosplayer in altri.
E ci guadagnerebbero pure di più.
Mettiamo che su 10 visitatori attuali ce ne siano:
3 che vengono solo per i fumetti
3 che vengono solo per i cos player
4 che vengono per entrambi.

Bene, Pincopalla comics avrebbe 7 partecipanti anziché 10 e così Pincopalla cosplayer.
Ci sarebbe meno calca in entrambe le fiere e l'organizzazione avrebbe venduto 4 biglietti in più su 10!
Per non parlare dei ristoranti e alberghi che moltiplicherebbero le vendite!
E vissero tutti felici e contenti, tanto semplice...

martedì 8 novembre 2011

Zagor - Alligator Bayou

Cari amici, parenti e colleghi,
da alcuni giorni, è in edicola Zagor 556 Alligator Bayou.


Soggetto: Diego Paolucci
Sceneggiatura: Mirko Perniola
Disegni: Michele Marcello Mangiantini
Copertina: Gallieno Ferri

 L’eroe di Darkwood giunge a New Orleans, sulle tracce di un traditore deciso a imbarcarsi verso Sud. Intanto, sul delta del Mississippi, una banda di cajun rapisce la baronessa Moreau, una nobildonna francese da poco giunta in Louisiana, mentre nel centro della città qualcuno prova a togliere di mezzo Marcel Dutronc, una vecchia conoscenza di Zagor e Cico, incendiandogli l’abitazione...

Qui trovate il trailer realizzato dalla bravissima Alessandra Lupo:

Mentre chi si fosse perso l’intervento televisivo relativo a questa uscita, può riguardarselo qui:



lunedì 17 ottobre 2011

Comics (creators) for free


In uno scorso post, sollevavo una questione per la quale, in realtà, non avevo alcuna risposta...
La questione era relativa al motivo per il quale i grossi editori si interessano alla pubblicazione di fumetti solo "di sponda" principalmente tramite ristampe, senza investire direttamente, rischiando il minimo o nulla. Mi chiedevo il perché, ma la questione rimane aperta (e lo rimarrà anche dopo questo post, per parecchio ancora, credo).

Stefano Vietti visto da Giancarlo Olivares
Poi, qualche settimana fa, pranzando con Stefano Vietti, parliamo di un argomento che inizialmente sembra non c'entrare molto, ma poi...
L'argomento è la richiesta della presenza di autori, in vari tipi di manifestazioni sia fumettistiche che non.

Sempre più spesso gli organizzatori di eventi trovano curioso e interessante inserire la Non Arte in manifestazioni di diverso genere, così richiedono la presenza di qualche autore. Nasce però un problema di aspettative… da entrambe le parti.
Mi spiego con un paio di esempi concreti:

Nel 2006 la trasmissione Timbuctu di Raitre condotta da Ilaria D'Amico, decide che “Le pagine inchiostrate dalla china di Roberto Diso, Marco Foderà e Eugenio Sicomoro accompagneranno le bellissime immagini che gli inviati di Timbuctu hanno realizzato negli angoli più disparati del globo terrestre.
L’intenzione degli autori di Timbuctu è di rappresentare il mondo degli orsi polari del Canada, lo sguardo intimidatorio dei cobra del Marocco e la giocosità dei babbuini del Sudafrica, dal punto di vista degli artisti di fumetti, per vedere come realtà e finzione possano emozionare i telespettatori allo stesso modo.
Insomma, in trasmissione, i disegnatori che fanno? Disegnano.

Marco Foderà
Marco Foderà così mi scrive sul risultato di quella esperienza: “In pratica abbiamo partecipato attivamente alla trasmissione, con disegni dal vivo, inerenti dei documentari sugli animali... ma senza percepire un euro! Neanche di rimborso spese per il viaggio fino a Roma! Al contrario,il pubblico in sala (semplicemente con la sua presenza passiva e qualche applauso), ha ricevuto un compenso...
Secondo gli autori la trasmissione, per noi era un "veicolo pubblicitario"... quindi più utile a noi che a loro!

Capito? Le cosiddette clap (cioè pubblico pagato per stare seduto in silenzio ed applaudire), viene pagato, l’ospite no!…
Il pubblico, Ilaria D’Amico, gli inviati di Timbuctu vengono trattati come indefessi lavoratori, Diso Foderà e Sicomoro come giocosi babbuini del Sudafrica!


Madonna in Carràmba che Furtuna!
Attenzione però, non è abitudine della Rai non pagare gli ospiti… i giornali parlarono a lungo delle cifre esorbitanti prese (dalle nostre tasse) per una comparsata di Madonna in Carràmba Che Fortuna!

Stesso dicasi per altri ospiti in altre trasmissioni sulle reti pubbliche. Da George Clooney in Che Tempo che fa, a Benigni per il Festival di Sanremo, tutti gli ospiti hanno ricevuto quanto dovuto... ma non si tratta di fumettisti.

Gallieno Ferri in prima serata sulla TV turca
E se qualcuno dovesse obiettare che Madonna e Clooney sono nomi grossi perché hanno milioni di fan, partirebbe da un preconcetto sbagliato, confutabile con i dati di vendita della Sergio Bonelli Editore, da sessant’anni ad oggi.
Un esempio concreto si è avuto di recente con la trasferta del maestro Gallieno Ferri e dello staff di Zagor in Turchia. Ferri veniva fermato per strada per avere autografi, fare fotografie con i passanti, o anche solo per ricevere i complimenti da chi lo adorava!

Comunque torniamo a bomba con un secondo e ultimo esempio.

A Stefano Vietti, qualche anno fa, viene richiesto di tenere un workshop sul fumetto in uno dei più importanti musei italiani. Indipendentemente dall'importanza del posto, dato che si tratta di un impegno di lavoro, s'infila giacca e cravatta e parte. Giunto all'appuntamento, la responsabile dell'evento strabuzza gli occhi e lo squadra, meravigliata, dalla testa ai piedi.
Stefano: "Qualcosa non va?"
La donna, imbarazzata, ribatte: "Mi scusi ma... Mi aspettavo un capellone con le braghe corte e la maglietta di Topolino... E solo ora mi rendo conto di quanto fosse stupido questo mio preconcetto!"

Eccolo lì! Il preconcetto!... È quello che ci frega!
Lombardia Poligrafica
Dicembre 1948


Il fumetto è roba da bambini? Allora farlo è un gioco d ragazzi.
Fosse vero, i dipendenti della Chicco dovrebbero lavorare dall'asilo...

Ma da cosa nasce, e continua ad essere alimentato, questo preconcetto?

Sulla sua nascita c’è poco da dire. L’idea comune che il fumetto sia una cosa per bambini è vecchia quanto il fumetto stesso. E l'articolo qui a fianco (leggibile meglio QUI), datato 1948 ne è un esempio



Ma se le origini di questo preconcetto sono storiche, perché persiste?





Eppure Art Spiegelman, con il suo Maus nel 1992 ha vinto il premio Pulitzer; oggi si parla seriamente di fumetti nelle scuole e nelle università; il fumetto viene difeso a spada tratta anche da personaggi del calibro di Umberto Eco o Gianni Rodari… ma allora perché ci si aspetta che gli autori siano capelloni con le braghe corte e la maglietta di Topolino? 
Semplice, perché questa è l’immagine che autori, editori (o pseudo tali), lettori e appassionati, proiettano al di fuori del mondofumetto.






Ecco cosa appare agli occhi di chi si avvicina per la prima volta ad un qualunque incontro pubblico di settore:



Ricordo bene la vergogna provata quando mia suocera decise di farmi un'improvvisata durante Cartoomics... Rideva divertita continuando a ripetersi: "Sembra un carnevale fuori stagione, pieno di gente strana!"


Insomma, tutto tranne che una seria piazza di lavoro, come potrebbe essere questa:


Ed ora ricolleghiamoci al discorso iniziale. “Perché gli editori non investono?"
Alla luce di quanto detto, potrete rispondervi grazie a questa domanda: "se voi aveste del denaro da investire, scommettereste sull'immagine di questi tre sotto?" 
 
Perché, a chi non conosce nulla di questo settore, è questa l'immagine che diamo di noi, nel bene o nel male.
Qualcuno potrebbe obiettare: "Sbagli, se così fosse la tizia di cui sopra, quella del museo importante, non avrebbe chiamato un fumettista!"
Errore!
Lo ha scelto per un motivo semplice, lo stesso che ha mosso Timbuctu ad invitare tre autori importanti, per metterli alla stregua di orsi e scimmie: dato che il fumetto "è una cosa che vale poco" i fumettisti "valgono poco, o nulla" perciò li si richiede gratis, gli si promettono pagamenti che mai arriveranno, o li si paga quattro spicci rispetto a cantanti, attori e artisti “di maggior valore”.

Oggi, come da sempre, l’abito FA il monaco. Se il monaco va in giro con le pezze al culo, non può pretendere di essere trattato da vescovo!

Ho visto personalmente, colleghi ritirare importanti premi vestiti in tuta da ginnastica masticando chewing gum, altri presentarsi alle manifestazioni in ciabatte, vestiti da pescatore o addirittura da torero per un colloquio di lavoro!
Perché “fa personaggio” perché “è strano perché è un artista” perché “è simpatico, è uno di noi, non se la tira!”. Sarà, ma finché continueremo a dare di noi questa immagine, possiamo solo aspettarci di peggio.



martedì 11 ottobre 2011

Bruco Show


Annunciaziò, annunciaziò...
Giovedì 13 Ottobre farò un intervento telefonico in diretta nella trasmissione Bruco Show, in onda tra le 07:00  e le 08:30 su monzabrianzaTV 


Qui: http://www.mbtv.it/index.html# potete trovare le frequenze del digitale terrestre o seguirla direttamente in streaming dal sito.

Ovviamente si parlerà di fumetti, con il cantautore e presentatore Marco Bruco Ferri


lunedì 10 ottobre 2011

Zagor 556 - Alligator Bayou.avi

Il nuovo trailer, realizzato dalla bravissima Alessandra Lupo (http://www.meetyourimagination.blogspot.com/), per la mia prossima storia, in edicola dal 3 novembre.

A tutto schermo, alzate il volume, e alla fine lasciate un commento!

mercoledì 28 settembre 2011

C'è quello che...


C’è quello che: nonostante tutto, era unico!
C’è quello che: nonostante tutto, era un uomo come gli altri!
C’è quello che: oggi ho perso un padre, ho perso un fratello… peccato non averlo mai incontrato!
C’è quello che: io lo conoscevo bene, prima scherzava, poi diceva quello che pensava veramente!
C’è quello che: io lo conoscevo bene, solo mentre scherzava, diceva quello che pensava veramente!
C’è quello che piange:
"Lo conoscevi bene?"
"Sì, ci eravamo stretti la mano in fiera un paio di volte!"
C’è quello che: lui avrebbe voluto così!
C’è quello che: non lo conoscevo, ma per me era un punto di riferimento per la vita, come uomo!
C’è quello che prima era pronto a ballare sulla sua tomba, ed oggi ne parla con profonda commozione.
C’è quello che: ho sentito in tivvù… ma allora sei disoccupato?
C’è quello che: ho appena saputo!... puoi mandarmi una sceneggiatura completa così, per un po',  ho il lavoro assicurato?
C’è quello che: finalmente, o purtroppo, adesso Tex smetterà di mangiare la bistecca alta due dita con la montagna di patatine!
C’è quello che: non ti ho chiamato per la morte di tuo padre, ma stavolta sì, perché di questo tizio ne ha parlato la tivvù!
C’è quello che: "al funerale ci devo andare assolutamente!"
            "Lo conoscevi?"
            "Io benissimo… ma lui il mio nome non lo sapeva!"
C’è quello che: scrivo lo stesso sproloquio su feisbuctuitterforum… ma tutto in maiuscolo, che così si legge meglio in mezzoa gli altri, e ci faccio bella figura!
C’è quello che: sono cresciuto con le sue storie…. È come essere cresciuto con lui.
C’è quello che: certo che vado al funerale, che quando mi ricapita di ritrovare insieme così tanti autori?
C’è quello che: mi mancherà per sempre.
C’è quello che: che palle con ‘sta storia… a proposito, hai sentito della Canalis?
C’è quello che: evviva! Così adesso ci sarà spazio anche per me che disegno manga!
C’è quello che: senza di lui il fumetto in Italia non esisterebbe!
C’è quello che: senza di lui, il fumetto in Italia sarebbe culturalmente illuminato come in Franciaebbelgio!
C’è quello che non lo sopportava… finché non l’ha preso in scuderia, e adesso è così affranto da non riuscire più a lavorare!
C’è quello che: “Sono indignato, perché tutti ne vogliono parlare!” e indignandosi, continua a parlarne.
C’è quello che lo odiava, come uomo e come autore.
C’è quello che lo amava, come uomo e come autore.

Io ho avuto tanti pensieri in questi giorni, ma non ho saputo mettere insieme due parole meglio di così:
Arrivederci, Sergio!



martedì 20 settembre 2011

Off Topic


Per (credo) la terza volta, scrivo un post che non c'entra molto col mio lavoro.
Lo scrivo, però, perché mi è capitata una di quelle coincidenze con un fortissimo contrasto, che mi ha molto colpito.
Ieri, giringirando per il web in quelle interminabili ricerche necessarie per poter fare dello scrivere un buon mestiere, ma che ti fa apparire agli occhi di chiunque ti veda in quel frangente, un irrecuperabile fancazzista, mi sono imbattuto in un paio di video, che credo mostrino buoni esempi del meglio e del peggio della fauna umana moderna.
Ve li posto qui sotto, a voi collocarli nella vostra giusta scala d'importanza.

Cominciamo con questo:


Disgustati? D'accordo? Rassegnati? Rabbiosi? Sconsolati?
Beh, allora date un'occhiata anche a questo:


Qualcosa da aggiungere?

mercoledì 31 agosto 2011

Perciò... riempi i palloncini?

Sembra che ci sia un po’ di confusione sulla figura dello sceneggiatore…

Sembra?

A volte, anche i lettori appassionati sembrano confondere lo sceneggiatore con il letterista.

CLIKKANDO QUI ci si possono chiarire (in parte) le idee su che cos’è una sceneggiatura…

Mentre, per quanto mi riguarda, chiarisco la cosa con un paio di esempi visivi.

Questa è una mia sceneggiatura:

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By rainulfo at 2011-08-31

chiedo al disegnatore di realizzare graficamente in ogni vignetta quello che ci serve per raccontare la storia, e indico anche i dialoghi.

Se serve, inserisco qualche schizzo per rendere il tutto più chiaro, come questo:

Alla fine, un letterista, copierà il testo dalla sceneggiatura alla tavola disegnata trasformando le vignette da così:

Image Hosted by ImageShack.us
a così:

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Perciò... no, non riempio i palloncini, al secondo mi manca già il fiato!

martedì 30 agosto 2011

Che ridere?


L'immagine qui sopra, opera del bravissimo Nicola Rubin, mi serve per introdurre una domanda che, qualche tempo fa, mi è stata posta tramite Facebook da un amico dal nickname Alex Principato; domanda che, condivisibile o meno, che credo possa interessare.

Alex mi chiedeva: Perché gli autori Bonelli (pochi esclusi) sono allergici all'umorismo? Perché non vediamo più Christopher su Brendon? Perché Groucho dice due battute e se ne và? Perché non ci sono Dee, Kelly e Angie tutti i mesi? Perché Cico era spesso messo da parte negli anni '90? Perché?

Lungi da me l'idea di urlare in risposta "E io che ne so?!" gli darò una risposta semplice, ma non tanto immediata, per la quale conviene partire con qualche esempio pratico.

Iniziamo con due filmati youtubbici:


Il primo filmato credo che sia stato riconosciuto dai più; si tratta di alcune sequenze di Fracchia la belva umana, 1981, di Neri Parenti, con un Paolo Villaggio che semplicemente cambia nome al Fantozzi che già lo aveva reso famoso qualche anno prima, e lo vede affiancato da un Lino Banfi nei panni dell’esilarante Commissario Auricchio.

Il secondo filmato è tratto dal demenziale Top Secret, 1984, spassoso slapstick firmato Abrahams, Zucher & Zucher, insomma le stesse teste di Una Pallottola Spuntata e L’aereo Più Pazzo Del Mondo.

Esilaranti? Spassosi? Ne siamo proprio sicuri?

A voi, questi filmati, hanno fatto ridere?

Dipende dai gusti. C’è gente che conosce a memoria Frankenstein Junior, altri che non vogliono neppure sentirlo nominare.

È così per tutti i film? Per tutti i generi?

Ora proviamo con questo:

Ora chiudete gli occhi e immedesimatevi nel personaggio interpretato da Brad Pitt…

Provate a pensare di essere al suo posto.

Mentre voi non eravate in casa, qualcuno è entrato, ha ucciso la vostra fidanzata/moglie/madre, che era incinta a vostra insaputa, e vi ha fatto recapitare la sua testa in una scatola!

Se ciò non vi causa almeno un minimo brivido di angoscia, avete bisogno di fare due chiacchiere con uno psicologo di quelli bravi!

Allora, non tutti ridiamo per gli stessi motivi, ma ci spaventiamo più o meno per le stesse cose, perché?

Perché l’umorismo è culturale, mentre la paura è atavica.

La paura è dominata dall’istinto, è comune in tutti gli umani, e ci è servita per sopravvivere sin da quando mangiavamo banane sugli alberi.

L’umorismo, al contrario, si sviluppa con il crescere della conoscenza.

Ciò che fa ridere i bambini (caccapupù!) non è detto che faccia ridere i grandi, così come ciò che può far ridere un matematico (Come è possibile visualizzare uno spazio a 11 dimensioni? Semplicissimo: visualizza uno spazio a N dimensioni, e poi poni N=11) può far ridere solo lui, e nessun altro!

Ecco il motivo per il quale, nei fumetti Bonelli, non sempre si trova l’umorismo.

La Sergio Bonelli Editore fa principalmente avventura, indirizzata a centinaia di migliaia di lettori; con il dramma si riesce a coinvolgerne il maggior numero possibile, mentre con la comicità si rischia di soddisfare e divertire solo quelli che hanno un backgruond culturale più affine a chi scrive, rischiando di scontentare (o, per lo meno non divertire) tutti gli altri!

Ecco perché a volte, forse sempre più spesso, si sacrifica l'umorismo a vantaggio dell'avventura.


Una curiosità: ho scoperto che la parola umorismo deriva dal latino umorert-rem cioè umidità, liquido… ed è indubbio che, quando una cosa ci fa molto ridere, esageratamente, incontrollabilmente, ci si ritrova tutti umidi, sulle guance e nei pantaloni!

sabato 27 agosto 2011

Il sesso degli angeli

L’amico Lonewolf, utente del Nathan Never Forum, ha attirato la mia attenzione su questo post del blog di Roberto Recchioni, per sapere la mia in proposito...

Su un discorso simile, non si può che essere d’accordo, e da quel che sento chiacchierando coi miei colleghi, lo siamo (quasi) tutti, ma chiunque abbia un capo sa che la propria opinione, sull'azienda, vale meno della sua!

Insomma, se a Bonelli lo sfruttamento trasversale dei suoi personaggi fosse piaciuto, lo avrebbe attuato da tempo. Se non lo ha fatto fino ad oggi avrà i suoi motivi che, condivisibili o meno, sono quelli del capo.

Comunque, credo sia inutile discuterne tra noi, faremmo solo illazioni; l'unico che potrebbe dire la propria e Bonelli stesso, il quale ha sempre affermato pubblicamente di voler fare solo ed esclusivamente fumetti d'avventura, il resto lo lascia agli altri.

Qui però torniamo ad un discorso che mi capita di fare spesso e cioè domandare, discutere, arrabbiarsi, criticare, sull’operato e sulle scelte delle SBE, sia editoriali che commerciali.

L’errore però è concettuale. Non dobbiamo discutere della SBE, dei suoi personaggi e del loro sfruttamento, ma del fatto che non ci sia null’altro di simile!


Tex, Dylan e compagni vendono centinaia di migliaia di copie? Tex da solo vende, mediamente, più di Spiderman, Batman e Superman messi insieme? Significa che nel Belpaese ci sono autori validi e lettori interessati… allora come cacchio è possibile che non ci sia un editore, uno vero, di quelli col portafogli, pronti ad investire in questo settore? Gente come era Arnoldo Mondadori, gente con soldi a sufficienza per pagare non solo i tipografi (che quelli non lavorano gratis) ma anche gli autori (che quelli invece sì). Ma quando dico pagare gli autori intendo metterli in condizione di guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro, e non dandogli quattro spicci pretendendo anche un grazie! Altrimenti questo lavoro possono permettersi di farlo solo i “figli di papà” che non devono fare i conti alla fine del mese, che possono “esprimere la propria creatività” accontentandosi del ritorno d’immagine, senza un necessario ritorno economico.

Io sono entrato in Bonelli sei anni fa, prima (quando lavoravo di notte per scrivere di giorno o viceversa), proponendo i miei lavori gli pseudo-editori reagivano abbastanza male, sembrava quasi che, invece di prospettargli una collaborazione, gli stessi chiedendo la carità, perché… gli chiedevo soldi! Soldi per pagare il tipografo, beninteso, mica per pagare il mio lavoro. Oggi invece, sdoganato dall’amatorialità e passato la professionismo, mi propongono collaborazioni pagate (o strapagate se si riesce a mettere le mani su soldi statali o fondi europei); ma questo non perché il mio lavoro sia improvvisamente diventato migliore ai loro occhi, ma semplicemente perché pubblicandomi possono dire di avere un autore Bonelli tra le loro fila. Perché se Bonelli ti pubblica regolarmente sei uno fico, altrimenti sei un coglione!

Questo è il metro di misura di (quasi) tutti quelli che si improvvisano editori: non sono capaci di giudicare il lavoro degli autori, non ne capiscono le potenzialità, non hanno soldi per pagare gli autori, figurarsi avere soldi per pagare un editor che faccia il necessario lavoro di editing, o quelli per pagare un talent scout che abbia le competenze necessarie per capire se ciò che gli viene proposto può essere o meno un buon affare! Sembra che abbiano solo i soldi per pagare il tipografo, tirando qualche migliaia di copie, nulla di più.

Chi invece i soldi per fare tutto questo ce li ha (la Mondadori su tutte ma anche Rizzoli, Messaggerie, l’Espresso ecc… insomma i grossi editori) si interessa al fumetto solo per ristampe, senza mai creare una struttura dove si possano realizzare cose nuove e diverse da Disney/Bonelli, mai investendo nella ricerca, nella creazione, nella pubblicità, mai creando veri e propri multimedia franchise. I soldi per farlo li avrebbero, ma?... è di quel MA che, se si vuole, si dovrebbe discutere!

E considerate che le scuole del fumetto in tutta Italia sfornano circa 1000/1200 “nuovi fumettisti” all’anno, ce ne saranno di validi su cui investire, no?

Altrimenti ha ragione quella tizia che una volta mi disse: “In Italia pubblica troppa gente!... siete in troppi!... bisognerebbe impedire tutta questa libertà di stampa!

In sostanza, credo sia inutile continuare a lagnarsi se Bonelli “non fa questo o non fa quello” se ci devono girare le palle, dev’essere perché Bonelli sembra essere l’ultima, seria, casa editrice di fumetti rimasta in Italia!


giovedì 23 giugno 2011

Podcastantonio podcastantonio!

Sì, è vero, faccio un post ogni calenda greca bisestile, ma, come credo di aver già detto, scrivo sul blog solo ed esclusivamente quando si incontrano/scontrano tre fattori:
1 - aver qualcosa da dire che possa interessare ad altri (perciò principalmente relativa al mio lavoro)
2 - quando riesco ad avere il tempo di farlo (che ogni tanto salta fuori)
3 - quando riesco ad avere la voglia di farlo (e questa salta fuori molto meno!)

Stamattina, chiacchierando al telefono con Antonio Serra, abbiamo parlato dei suoi interventi all'interno della trasmissione radiofonica Babel, in onda ogni Venerdì, pomeriggio su Radio Popolare.
Il pomeriggio è quella parte della giornata che mi è proprio impossibile da organizzare così, mi sono reso conto di aver perso la maggior parte dei suoi interventi e, incuriosito, sono andato a cercarmeli sul web...
Posto qui sotto il risultato, sicuro che a qualcun altro possa interessare.
Il podcast è diviso ovviamente per puntata, si parte da quella dell'otto Ottobre, CLIKKANDO QUI, e si continua fino a quelle più recenti (si cambia pagina clikkando su Next Entries in basso a destra).

Avete ascoltato tutte le puntate?

Bene!

Adesso, nel caso in cui il podcast non vi sia bastato, vi segnalo anche una vecchia intervista, sempre al suddetto terzo componente del famigerato trio sardo, che ho trovato mentre cercavo le immagini per corredare questo post; è interessante, e la trovate CLIKKANDO QUI!

Alla prossima!



p.s.: dato che l'utente Zed, del Nathan Never Forum, si è recentemente lamentato per la mia mancanza di aggiornamenti su questo blog, chiedendomi, se non qualche novità fumettistica, almeno un po' di nudo, lo accontento con le quattro pollastre senza veli qui sotto... ne sconsiglio la visione ai più sensibili!




venerdì 15 aprile 2011

Maxi Nathan Never 7


Cari amici, parenti e colleghi,

vi riscrivo per annunciarvi con piacere che, da alcuni giorni, è disponibile in tutte le edicole il Maxi Nathan Never n°7, contenente una storia scritta dal sottoscritto e disegnata dal dinamico duo Calcaterra/Oskar.

In questa nuova avventura neveriana, dal titolo Profilo Criminale, La famiglia Hill chiede all'Agenzia Alfa di ritrovare Adrian, il giovane figlio dell'amministratore della Byron Pharma, rapito Melpomene da due sadici assassini: Jeena e Elias Klein. Nathan Never, prima di partire per la stazione orbitante, contatta la dottoressa Christine Trust, membro del Criminal Behavioral Analysis e madre di una delle vittime dei fratelli Klein...

Completano il volume altre due storie, la prima Rivolta a Redsand, firmata Rigamonti/Resinanti/Vicari, e la seconda, Yeti, firmata Piani/Casini

Per ingolosirvi, la bravissima Alessandra Lupo, ha realizzato degli splendidi trailer!... CLIKKANDO QUI troverete quello di Profilo Criminale; mentre CLIKKANDO QUI trovate il trailer dell’albo completo!

Approfitto dell’occasione per ricordarvi, nel caso in cui ve lo foste perso, che in edicola dovrebbe ancora essere disponibile il 23° Speciale Zagor – La Danza Degli Spiriti, con sceneggiatura mia e disegni di Marcello Mangiantini.

Buona lettura!

Scuotiamoci le mani,

Mirko Perniola

martedì 12 aprile 2011

Trailer Completo Maxi Nathan Never 7

Trailer completo, realizzato da Alessandra Lupo, per il Maxi Nathan Never n. 7
In edicola dal 12 Aprile 2011

video

Copertina: Roberto De Angelis

Rivolta a Redsand
Soggetto e Sceneggiatura: Davide Rigamonti
Disegni: Matteo Resinanti e Antonella Vicari
Qualcosa non ha funzionato nel carcere spaziale di Redsand: il dissipatore neurale che doveva bloccare i carcerati è stato disattivato e ora i detenuti sono liberi da fare quello che vogliono, divisi in due schieramenti, gli Zombies e gli uomini di Big Barney. Nathan Never, sotto le mentite spoglie del criminale Otis Haggard, deve tentare di salvare i pochi agenti di custodia ancora in vita e porre fine alla rivolta...

Yeti!
Soggetto e Sceneggiatura: Stefano Piani
Disegni: Stefano Casini
Durante una scalata sul monte Sagarmatha, Thomas Ecker riesce a sfuggire a una tormenta di neve, trovando riparo in una grotta. Quando i soccorsi lo ritrovano, ferito e quasi assiderato, racconta di aver avuto un incontro ravvicinato con una creatura fantastica: l'abominevole uomo delle nevi, lo Yeti!

Profilo criminale
Soggetto e Sceneggiatura: Mirko Perniola
Disegni: Ivan Calcaterra e Oskar
La famiglia Hill chiede all'Agenzia Alfa di ritrovare Adrian, il giovane figlio dell'amministratore della Byron Pharma, rapito su Melpomene da due sadici assassini: Jeena e Elias Klein. Nathan Never, prima di partire per la stazione orbitante, contatta la dottoressa Christine Trust, membro del Criminal Behavioral Analysis e madre di una delle vittime dei fratelli Klein...

http://www.sergiobonellieditore.it/auto/edicola?collana=66&collocazione=3